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25.3.26

[BALLATA DEL FIL DI FERRO]


[se lo desidera, il poeta appenderà

la sua poesia a uno stendino
all’aperto, la lascerà lì alla notte
e al giorno, alla pioggia e al sole,
vedrà la poesia decomporsi
come feci di corvo,
come feci di colibrì,
pallottole vaganti trapasseranno
la poesia su questo stendino
che trasuda ruggine,
dei critici passeranno su cavalli
rossi e sulla poesia
depositeranno la macchia
untuosa di una recensione puerile,
oppure no, scenderà dalla notte
la mesta polvere delle anime di latta,
la pioggia acida disegnerà sulla poesia
geroglifici apocalittici, tutto ciò
nel caso il poeta desideri appendere la sua poesia
a questo stendino all’aperto, lì dove la città
fa una deviazione e prosegue indifferente
a questi feti di poesie abbandonate
dagli algoritmi, e delle lumache saliranno
sul fil di ferro lasciando una pista di muco
e bava tra le righe, le strofe,
le immagini, e dei gatti verranno nottetempo
per schizzare sulla poesia il loro piscio, delle ninfe
squartate canteranno il requiem
per la fine di tutto, questo nel caso il poeta
desideri appendere la sua poesia a uno stendino
all’aperto, come se lì lasciasse
le spoglie d’un lavoro inutile.]

(Traduzione italiana di Manuela Colombo)

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